Seconda puntata di #piccolimareattivi: parliamo di personalità e di copiare!

In questa puntata cerchiamo di capire cosa significa avere una personalità e che differenza c’è tra ispirarsi e copiare?

12 Maggio 2020

oggi parliamo di un tema evergreen: la personalità, quella roba che nel marketing usano i brand per affermare il proprio posto nel mercato, distinguersi dalla concorrenza, trovare il proprio stile e anche attirare a sé clienti affini.

Puoi guardare il video della diretta qui sotto o leggere l’articolo di seguito.

Ha a che fare con la voce che ti spinge a dire scelgo Apple perché è figo, o perché fa figo.

Per analizzare la personalità la pubblicità utilizza ad esempio gli archetipi, delle figure universali che fanno parte dell’inconscio collettivo e quindi appartengono a tutti noi. Rappresentano determinate motivazioni ed emozioni umane innate e ci aiutano a costruire un senso. Quando un brand prende in prestito l’archetipo di un personaggio le persone lo riconoscono e riescono a comprenderlo più facilmente.

Alcuni esempi sono l’uomo comune per Ikea, il creatore per Lego, il mago per Apple, il ribelle per Harley Davidson. Impersonando un archetipo il brand prende anche le caratteristiche di quell’archetipo e tutta a una serie di elementi che fanno parte del suo immaginario.

La personalità emerge però, quando abbiamo un’identità cioè quando sappiamo bene chi siamo. E’ un lavoro di ricerca continua e ha a che fare con il nostro “dentro”, il nostro sentire.

In psicologia come possiamo vedere la personalità?

La personalità è qualcosa che si struttura nel tempo ed è mediata da alcuni fattori ed elementi. Prima di tutto c’è il nostro temperamento che ci offre un’impronta. Che bambini siamo stati? Più energici o più fiacchi? Più estroversi o più introversi? Più socievoli o più solitari?

Successivamente, le relazioni con le persone attorno a noi piano piano iniziano a strutturarsi in maniera tale da darci dei feedback e in base a questi feedback noi poi orientiamo il nostro comportamento in maniera sempre più strutturata. Quindi la personalità altro non è che una serie di risposte strutturate agli stimoli ambientali.

Cos’è l’identità nel web e fuori dal web?

L’identità è quella parte della personalità di cui io sono consapevole, quindi nella misura in cui io mi conosco e so cosa mi succede, quali sono le mie propensioni, quello che mi piace e quello che mi interessa e come mi oriento nel mondo, avrò più o meno chiara la mia identità. Tanto più l’identità è chiara a me stessa tanto meglio saprò comunicare ciò che desidero comunicare sul web e dare un confine più chiaro a quella che è la mia identità on line. Se io sono consapevole di me allora posso aggiustare il mio comportamento.

A volte però è difficile arrivare a definire la propria identità, quanto conta la sperimentazione?

La sperimentazione è fondamentale. Immaginiamo di stare da soli in un’isola, non sappiamo dare un senso alle nostre reazioni all’ambiente che ci circonda se non lo conosciamo.

Nell’incontro con l’altro e con il mondo il nostro comportamento produce un effetto che è quello di rimandarci un feedback ed è attraverso di esso che posso comprendere se il mio comportamento è stato funzionale oppure no e posso anche mentalizzare il mio comportamento per conoscermi meglio. Faccio un esempio: a 18 anni prendo la patente, ma prima dei 18 anni non so che guidatore sarò, se sarò un guidatore nervoso, paziente, ansioso, rilassato. Lo saprò solo facendo il guidatore, cioè mettendomi alla prova.

Le routine e le abitudini ci servono perché il nostro cervello funziona con meccanismi di economia, cioè non può ogni volta mettere in moto tutto un processo di apprendimento. Quindi le abitudini sono utili perché al nostro cervello serve un’impalcatura per poter mettere in atto comportamenti più evoluti. Se noi, invece, rimaniamo nelle abitudini che conosciamo semplicemente non cresciamo, non cambiamo. Questo perché il cambiamento presuppone uno spostamento fuori dalla nostra zona di comfort!

Perché è più facile copiare che sperimentarci?

Perché spesso facciamo riferimento a modelli esterni invece che a modelli interni, perché sono già validati. Un modello esterno ha già un consenso e non ci fa muovere dalla nostra zona di comfort, crediamo che quello funziona per quella persona può funzionare anche per noi. Quello che perdiamo però è in termini di identità.

Nella nostra cultura il copiare è visto molto male si può dire che in una certa misura sia sinonimo di cooperare. Tutto ciò che produciamo in realtà non è farina del nostro sacco, perché ciò che facciamo è una rimodulazione e una riformulazione di concetti estrapolati da scrittori, dal campo scientifico, dall’arte, dalla moda.

Quello che facciamo è masticare il concetto e riproporlo già digerito così ne esce è qualcosa che è più facile da utilizzare. Mentre è diverso masticare concetti differenti che possono essere anche difficili da mettere insieme e quindi sperimentarsi e far uscire un prodotto che può andare incontro a un consenso o meno. In linea generale non possiamo piacere a tutti perché non produrremo cose che hanno a che fare con la nostra identità e saremo solo uno fra mille.

Cosa succede se copio o se vengo copiata? E mi chiedevo, come si gestisce questa cosa?

Quello dipende dalla persona quanto investimento c’è dietro quello che stai facendo on line. Se qualcuno viene copiato può avere molte reazioni diverse. Nel tuo caso il voler rendere pubblico il suo dissenso consapevole della sua voce forte mi fa pensare che forse questa persona si è sentita toccata in un punto molto vivo.

Il fatto che la nostra identità digitale può essere un prolungamento della nostra identità reale forse per alcune persone diventa un modo per esprimere quasi totalmente la propria identità reale, cioè l’investimento è enorme.

Credo che una reazione più equilibrata riguardi un confronto in privato per non mettere in difficoltà l’altra persona e optare per una cooperazione. In ogni caso, se copio devo fare attenzione a dare il giusto merito a chi ha prodotto il contenuto, mettendoci impegno e tempo.

Copiare può diventare sperimentazione nel momento in cui l’adattiamo in modo coerente alla nostra personalità?

Certo, quello è un adattamento creativo che tu fai, prendi un contenuto che per te ha valore lo adatti e gli dai senso nella misura in cui per te ha senso e lo riproponi rielaborato, è come reinterpretare una canzone.

Non inizio mai perché penso “oddio e se va male cosa diranno gli altri”. Come si supera la paura del giudizio?

È un argomento molto vasto, ma mi viene da dire che dal punto di vista concreto se ci sentiamo insicuri sotto alcuni aspetti possiamo migliorarli, potenziarli e muoverci, senza però andare troppo oltre la nostra zona di comfort, quindi non entrare in una parte di stress che poi inizia a farci violenza.

La cosa utile è quella di muovere i passi che per noi sono i giusti passi, trovando uno spazio più intimo per sperimentarlo, possono essere i famigliari o gli amici e poi allargare il cerchio. L’importante è muoversi perché solo così posso scoprire i miei punti di forza e di debolezza, scoprirne anche nuovi e rafforzarli. L’altra cosa è quella che dicevamo prima, se voglio piacere a tutti se ho paura di deludere qualcuno perdo qualcosa, anche le persone che invece possono trarre beneficio dal mio contributo.

È come dire resto nel limbo, qui nessuno mi odia e nessuno mi ama ma nemmeno mi castiga. Può essere conveniente da un certo punto di vista ma quello che perdo è la possibilità di fare la differenza, sperimentarmi. A volte la paura non è tanto di non riuscire ma di riuscire.

a volte la paura non è tanto di non riuscire ma di riuscire

L’articolo-intervista è finita, ma come sempre mi piacerebbe raccogliere le vostre impressioni. Vi è piaciuto quello che avete visto e/o letto? Vi è servito? Avete domande o suggerimenti da darci, sui temi, sul modo di raccontarli? Avete argomenti che vi piacerebbe approfondire nelle prossime dirette di #piccolimareattivi?
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