Quando il marketing è fuffa?

Saper valutare un preventivo, un progetto, una soluzione valida non è cosa da poco. Là fuori ci sono tantissimi professionisti in gamba ma ci sono anche loro, i venditori di fumo. Come riconoscerli?

22 Aprile 2021

Saper valutare un preventivo, un progetto, una soluzione valida non è cosa da poco. Nell’ultimo anno, ho passato molto tempo sui social media, notando che le offerte di consulenti e guru del marketing sono esplose. Il marketing è già di per sé oggetto di pregiudizio, pieno zeppo di termini tecnici e difficili, spesso ridondanti di concetti complessi per i non addetti ai lavori.

Mille anni fa, preparavo uno dei primi corsi di formazione in azienda e qualcuno nel reparto marketing mi suggerì questa frase: “mi raccomando, parla difficile, bombardali di informazioni così non capiranno nulla, si sentiranno stupidi e non gli resterà altro che affidarsi a noi”. L’immagine che si è creata nel mio cervello era più o meno questa.

Ovviamente ci sono tantissimi professionisti in gamba ma là fuori ci sono anche loro, i venditori di fumo. Di solito sono persone improvvisate prestate al marketing, che prima magari facevano tutt’altro ma che hanno sfruttato l’onda del web per cambiarsi d’abito.

Ah prima di continuare… questo articolo non vuole innescare una polemica o demonizzare i consulenti ci mancherebbe, vorrei invece provare a fare chiarezza sul tema “fuffa” pensando a quando ad esempio, dobbiamo scegliere un professionista che ci dia consigli seri per migliorare la nostra presenza sul web.

Cosa vuol dire fuffa?

La parola fuffa è un termine che iniziamo a sentire e a leggere spesso, ci fa venire in mente qualcosa “fumoso” e di “inconsistente”, ha un’accezione negativa tanto che se penso a “fuffa” nel mio cervello si accende subito un campanello d’allarme.

Pare che l’origine della parola “fuffa” sia legata al regionalismo lombardo, probabilmente derivato da fuffigno, che in Toscana vuol dire “garbuglio di fili”. Indica ciarpame, merce dozzinale o di nessun valore e anche una chiacchierata senza significato o risaputo, un luogo comune, qualcosa che in apparenza inganna ed è priva di sostanza.

Per questo affidarsi a qualcuno che vende fuffa può danneggiare parecchio, quindi come riconoscere chi vende fuffa?

Se prometti poi mantieni

Prendetevi un attimo per fare stalkeraggio. Lo so, è uno sbatti ma è necessario osservare come fa il lavoro chi dice di farlo anche per gli altri. Per farmi subito un’idea di un professionista o di un’azienda di solito guardo il sito.

I siti internet non sono vetrine messe lì a caso perché tanto c’è posto per tutti. Non sono nemmeno delle trappole che attirano clienti guidati da una mente superiore. E non sono buchi neri dove tutto quello che ci orbita intorno viene risucchiato per non uscirne mai più. In un mondo che ha senso, i siti internet sono i nostri negozi virtuali e già dalla home possiamo farci un’idea di cosa c’è dentro.

Un sito (come tutta la comunicazione della quale fa parte) dimostra una promessa e lo fa con le parole, con il layout, con la grafica, con i contenuti, con l’architettura stessa con la quale è progettato. Ogni elemento dice qualcosa di chi c’è dietro, suggerendomi in sottotraccia se tu sei quello che sto cercando.

Se riesco a capire chiaramente chi sei e come puoi aiutarmi e la tua promessa è concreta, allora vale la pena di darti una chance. Si tratta dunque di aspettative.

Chi sul proprio sito promette cose che non può mantenere vende fuffa. Quante volte ci imbattiamo in siti fatti con lo stampino, tutti uguali, urlati, che promettono risultati strabilianti? “Vola sulla prima pagina di Google”, oppure “Creiamo video virali”, oppure “Guadagna on line con questo metodo infallibile”, oppure “Con il mio libro il marketing non avrà più segreti”, potrei andare avanti righe e righe. Il concetto mi pare sia chiaro, queste sono promesse ideali e quindi irrealistiche.

Se la promessa è troppo vaga, troppo bella per essere vera e soprattutto se vende soluzioni facili e risultati garantiti, mi farei un paio di domande. Non è che con fuffa intendo che una cosa non sia vera, solo che quella cosa probabilmente non ha valore. È una scatola vuota.

Poi, magari quei professionisti lavorano davvero con la SEO come dicono ma non fanno vedere i dati, o magari sanno girare e montare un video che di virale hanno solo il nome (già, perché diventare virali avviene spontaneamente col passaparola), o magari quel professionista usa davvero i social però poi fa spam e vende i followers un tot al chilo.

Tutto fumo e niente arrosto

Le false promesse a volte sono figlie delle false premesse. C’è un giochino interessante che tiro fuori per l’occasione dall’album dei ricordi universitari, si chiama sillogismo aristotelico ed è la forma fondamentale dell’argomentazione logica: dalle premesse deduco la conclusione. 

Se dico:

Tutti gli uomini sono mortali,
Socrate è un uomo
quindi Socrate è mortale.

Dico una cosa corretta, giusto?
Il ragionamento non fa una piega e messa così questa frase è vera.

Proviamo con un altro esempio.
Se dico:

Tutte le donne hanno talento,
io sono una donna
quindi io ho un talento.

Anche questo ragionamento fila, no?  È un po’ come dire:

Tutti possono farcela,
io ce l’ho fatta
quindi anche tu puoi farcela.

Vi suona familiare? La frase inganna anche se funziona a livello logico, perché il concetto è espresso in questa forma: la correttezza della frase dipende dalla struttura e non dal significato delle parole.
Falsa la premessa, falsa la conclusione!

Il guru del marketing lo sa e l’alert fuffa si attiva. Questo particolare tipo di professionista risveglia il Vacchi che è in noi e fa leva sulle insicurezze. Cerca di convincermi che tutti noi abbiamo superpoteri nascosti, solo che io povera sfigata, non l’ho ancora capito. Lui lo sa, ed è lì per vendermi il Santo Graal a botte di champagne e sogni di gloria.

Queste figure mitologiche, a metà tra business-man e influencer, spuntano tra le sponsorizzate sui social, nelle chat di gruppo, nei video di YouTube, puntando all’empatia e all’esclusività, a volte mostrano i propri fatturati senza un minimo di contesto o promettono di darti la soluzione che ti farà svoltare. “Se vuoi puoi” o “Basta la motivazione”, “Fai come me”, sono i suoi slogan preferiti, anche se realmente non parlano di obiettivi, restano sul vago e si nutrono di luoghi comuni.

Loro dicono di capirci: “prima ero come te, facevo un lavoro da dipendente, ho mollato tutto e ora…”, “anche io pensavo che fosse difficile, ma ora guarda dove sono” (foto di me che lavoro da remoto su una spiaggia all’estero e/o foto di me con la mia nuova Lamborghini)

Il messaggio è quasi sempre: vuoi essere come me?
In fondo chi non vorrebbe passare le giornate lavorando un’ora al giorno dalle Maldive sorseggiando margarita?
Se fosse così facile (e soprattutto vero), saremo tutti ricchi e a cosa servirebbero più i guru del marketing?
In questa guerra tra falsi eroi, vince chi urla più forte nel gioco di chi la spara più grossa.
Tanto vale spegnerli prima.

Il diavolo è nei dettagli

Se non capisco cosa sto comprando probabilmente sto comprando fuffa. Sarà scontato, ma è importante fin dall’inizio impegnarsi in prima persona e fare domande. Se prendo per buono ogni cosa che mi viene detta solo perché mi promettono più clienti pagando 100 euro al mese per pubblicare 3 post sui social, quello che sto pagando, nel migliore dei casi, è uno che fa copia incolla.

Dettagli tecnici, dati a supporto, esempi di casi reali, ma anche la disponibilità a parlare la lingua del cliente, sono tutti segnali che mi fanno capire che quel professionista mi propone qualcosa di valore.

A volte sono le piccole cose a smascherare la fuffa fin dall’inizio, ad esempio in fase di preventivo. Il fuffoso si nasconde dietro al burocratese, alle voci iper-tecniche, agli inglesismi, agli inutili giri di parole. E lo rivela anche la poca cura nel presentare un documento o un progetto.

Che faccio lascio?

In ultimo, chi prende seriamente a cuore la propria attività e i clienti, lavora con una strategia condividendo gli obiettivi e aspettative, spiegando quello che non è chiaro. Non parte quasi mai in quarta, non propone di acquistare due etti di fan, perché fare marketing non è vendere al mercato, non serve a fare volantinaggio e non propone la ricetta veloce per accontentare Google. Se paghi 10 euro per un articolo prova a chiederti, che valore ha? A cosa serve? Quindi è fuffa? Come dice Marzullo, si faccia una domanda e si dia una risposta.

Parliamo ancora un po’ di fuffa, vi va?

Mercoledì alle 18:30 ci sarà una nuova puntata di #appuntamentireattivi, l’argomento sarà proprio la fuffa nel mondo social degli psicologi. Con Alessandra Caravella cercheremo di darvi qualche info utile su come scegliere il professionista giusto quando si tratta di benessere e cura di sé. Vi aspettiamo live su Instagram!


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