Si tratta di una mail che arriva nella casella di posta elettronica di chi ci ha dato il permesso di scrivergli. La mail può avere un taglio più commerciale o editoriale oppure mixare le due cose e serve intrattenere, informare e vendere.
Per scegliere che tipo di newsletter inviare, dobbiamo pensare allo scopo e allo stile che caratterizza la nostra comunicazione.
Puoi riguardare la diretta o leggere il riassunto nell’articolo di seguito.
La newsletter è uno strumento intimo rispetto ai social media: io invio una mail e chi la legge lo fa dalla sua casella di posta, che è personale e privata. Funziona un po’ come le lettere di un tempo e se fatta bene, può portare ottimi risultati in termini di fidelizzazione.
La prima cosa bella e divertente della newsletter sta nella possibilità di creare layout grafici personalizzati e nel gestire la lista di iscritti.
Io uso Mailchimp per creare e gestire e sono libera di progettare la newsletter come voglio: a una colonna, a due, con solo testo, con immagini e testo, con link, gif, pulsanti ecc. Il principio è quello dei moduli componibili dell’Ikea, trovando l’incastro giusto puoi crearci i mobili che vuoi.
La seconda cosa bella è che con la newsletter possiamo tenere traccia delle persone che entrano in relazione con noi, lasciandoci la loro mail. Le liste servono a questo: ci aiutano a organizzare i contatti e a inviare mail personalizzate a una lista di persone che hanno qualcosa in comune.
Ad esempio, se voglio offrire uno sconto ai clienti più affezionati, escludendo i nuovi iscritti, posso farlo. Se voglio inviare una mail con un regalo in un giorno speciale, ad esempio per il compleanno, posso farlo. Se voglio mandare un messaggio di benvenuto a chi si iscrive per la prima volta, posso farlo. Se voglio inviare contenuti specifici a persone diverse, potrei mandare consigli di cucina per vegani e ricette per vegetariani a due liste distinte, oppure potrei inviare uno sconto solo a chi ha partecipato a un corso. Se voglio fare retargeting sui social a partire dalle mail dei miei iscritti, posso farlo.
Ma non era spam?
Quante volte al giorno controllate la mail? Io tutti i giorni più volte in genere. Ognuno ci fa cose diverse ovviamente ma la mail è qualcosa che hanno tutti, compresi gli anziani (diversamente, ad esempio, da facebook o Instagram). È importante sapere che la newsletter è un mezzo accessibile potenzialmente a chiunque.
Spesso riceviamo mail commerciali di cui non ce ne frega nulla e passiamo il tempo a cestinarle. Questo può portarci a pensare che la newsletter non sia un mezzo che funziona per il marketing, insomma serve solo al cestino. Se posso darvi una dritta: cancellatevi. Cancellatevi nel senso rinunciate a un’ora di tempo libero, fatelo la sera, la mattina presto non ha importanza, ma fate pulizia delle mail che non leggete. Tutte. Apritele, andate fino in fondo e cercate la scritta minuscola (perché di solito è nascosta bene) che dice “cancellati dalla lista” o “disiscriviti”, può essere anche in inglese “unsuscribe”, insomma ci siamo capiti. Ricordiamoci che per la legge GDPR abbiamo l’obbligo di mettere in chiaro le modalità di iscrizione, disiscrizione e l’utilizzo dei dati.
Meglio la newsletter o i social?
In media spendiamo più tempo a controllare la posta rispetto ai social e tra i due strumenti c’è una differenza epocale: con la newsletter io devo portare le persone dentro alla mia lista e avere il loro permesso per scrivere, ma la mail che invierò finirà direttamente nella casella di posta di chi la riceve.
Sui social, invece, io porto fuori il contenuto, cioè il post, sperando che a qualcuno arrivi, ma sappiamo che per colpa dell’algoritmo, non è detto che tutti i miei fans lo vedano. La probabilità che qualcuno legga la mail è più alta rispetto alla probabilità che chi mi segue veda il mio post sui social. La newsletter non teme l’algoritmo!
Posso usare la newsletter anche se non ho un sito?
Di solito la newsletter va a braccetto con il sito, ma puoi usarla anche se non ne hai uno. Ad esempio, Mailchimp ci dà la possibilità di condividere il link con il form di iscrizione, così lo possiamo far girare sui social, o trasformarlo in QR code da inserire nel biglietto da visita o in un menu per iniziare a raccogliere contatti.
Come faccio a sapere se funziona?
La prima metrica da guardare è il tasso di apertura delle newsletter, è un dato che si trova nei report fornito dal programma che decidiamo di usare (ce ne sono diversi, io uso Mailchimp ma ci sono alternative come Mailup o Mailerlite). Il tasso di apertura è un numero espresso in percentuale che dice quante mail vengono aperte dalla lista di iscritti, ed è interessante perché racconta qualcosa sui contenuti e sulla qualità della lista. Se ho un tasso di apertura basso, probabilmente qualcosa non va e se succede di solito o i miei contenuti non funzionano o non mi sto rivolgendo al pubblico giusto.
Qual è un tasso di apertura accettabile?
Sono andata a guardarmi un po’ di dati, MailUp ha fatto uno studio sull’email marketing in Italia analizzando poco meno di 14 miliardi di messaggi. I risultati non sono molto diversi da quelli riportati anche da Mailchimp, che contempla però un contesto internazionale. Le mail analizzate da MailUp sono del 2019 ma il report è di quest’anno e dice che la media delle mail che vengono aperte è di circa il 21%. Abbastanza deludente a dire il vero, comunque sono dati da prendere con le pinze, perché ogni settore è a sé.
I tassi di apertura possono aumentare molto se si fa un buon lavoro sui contenuti e sulla pulizia della lista.
Con un mio cliente siamo riusciti a portarli sopra il 40% e anche l’interazione con i lettori è cresciuta. La newsletter è il suo principale canale di vendita, quindi la usiamo con quello scopo ma eliminando l’effetto volantino: c’è spazio anche per intrattenere e informare, com’è nello stile della sua comunicazione.
Ok ma io che ci faccio con la newsletter?
Come tutti gli strumenti, la newsletter si usa per mettere in pratica qualcosa che sta a monte. Non possiamo pensare di mandare mail a caso, dietro come sempre c’è una strategia e un calendario editoriale. Infatti, il calendario non si fa solo per il blog o per i social, ma anche per la newsletter.
Ma la newsletter non serve a vendere? Non basta mandare le offerte? Sni, dipende da come decidiamo di usarla.
Qualche esempio così a random: la newsletter può servire a mandare uno sconto, ricordare un appuntamento o un evento, regalare qualcosa (un freeby o una guida), mandare i post del blog, delle ricette, dei consigli, ecc.
Quando decidiamo il contenuto, dobbiamo pensare a qualcosa che chi è iscritto non veda l’ora di ricevere, bisogna trovare il giusto equilibrio tra quello che vogliamo dire noi e quello che vuole il target. Se mandiamo solo mail commerciali, fredde, senza emozioni, sappiamo già che le newsletter si perderanno tra lo spam e altre promozioni, inoltre, rischieremo di diventare autoreferenziali.
Quindi cosa ci metto dentro?
Non c’è un unico tipo di newsletter e un unico modo di usarle.
Per fare qualche esempio: Nick Cave risponde a chiunque voglia fargli una domanda e lo fa via newsletter.

La Locanda Leggera è un franchising di prodotti sfusi, ha anche dei negozi e ogni lunedì manda due ricette o una ricetta e un consiglio.

La newsletter di Pietro Minto (che è un giornalista) arriva ogni sabato mattina, si chiama Link molto belli, è interessante e divertente, dentro ci sono cose che vede on line e lo colpiscono.

C’è la newsletter di OhMybrand! Uno studio di grafica che ogni mese manda dei consigli utili per i piccoli business. C’è da sbizzarrirsi.

Ricapitolando:
– la newsletter è una mail che mandiamo a chiunque ci abbia dato il permesso di scrivergli.
– La newsletter serve anche per vendere ma non è un volantino.
– A differenza dei social siamo (quasi) sicuri che si si è iscritto riceverà i contenuti che mandiamo (c’è sempre la possibilità che le mail tornino indietro o finiscano in spam, ma con le giuste accortezze si evita).
– Le newsletter sono un regalo che facciamo a chi vuole conoscerci meglio e serve per mantenere la relazione con il target.
– Possiamo usarla in tanti modi e inviare diversi tipi di messaggi rispettando sempre la strategia, quindi avendo chiaro l’obiettivo e il target.
L’articolo finisce qui, come sempre per le domande, dubbi o semplicemente per salutare scrivimi (con la mail, sui social, dove vuoi).
Grazie per avermi letta, alla prossima!